Identità sessuale: questioni importanti

Identità sessuale: questioni importanti.

Sono gay? Sono lesbica? Oppure sono in un corpo sbagliato? Come funziona e come ci si orienta?
Queste sono alcune delle domande che le persone iniziano a farsi quando si rendono conto di provare attrazione per persone del proprio stesso sesso oppure quando non si riconoscono nei canoni che la società utilizza per definire uomini e donne. Tutto ciò può generare confusione, disorientamento e la percezione che ci sia qualcosa che non va in noi.
Allora facciamo un passo indietro e partiamo dall’inizio. L’identità sessuale è una dimensione della nostra identità che descrive la sessualità di una persona e racchiude al suo interno diverse componenti. Possiamo immaginare l’identità sessuale come una ruota composta da diversi spicchi, questi spicchi sono: il sesso biologico, l’identità di genere, il ruolo di genere, l’espressione di genere e l’orientamento sessuale.

Quando una persona nasce le viene assegnato il sesso biologico (femmina o maschio) sulla base delle caratteristiche sessuali visibili (vulva o pene). Tuttavia, la questione a livello biologico è in realtà molto di complessa di così: questa classificazione ci conduce infatti ad una dimensione solo apparentemente binaria poiché se, generalmente, chi possiede un patrimonio genetico XX svilupperà un sesso biologico femminile, mentre chi possiede un patrimonio genetico XY svilupperà un sesso biologico maschile, c’è anche una percentuale di persone che viene al mondo con caratteri sessuali primari, secondari e/o genetici che non sono riconducibili unicamente ad uno dei due sessi (maschile o femminile) e si parla, quindi, di intersessualità. In ogni caso, come dicevamo in partenza, il sesso assegnato alla nascita è solo uno degli aspetti che descrive l’identità sessuale di una persona. C’è poi l’identità di genere che è una dimensione sia psicologica che culturale perché riguarda sia i modelli sociali con cui vengono identificati le femmine e i maschi che il modo in cui una persona si auto-percepisce interiormente: sono definite cisgender le persone che si identificano con il sesso assegnato alla nascita; tuttavia, non sempre il sesso biologico rappresenta quello in cui ci si sente a casa, è questo il caso delle persone transgender, in cui l’identità di genere è diversa dal sesso biologico. Anche in questo caso, la situazione è molto più complessa di così perché l’identità di genere sposta l’accento sul senso soggettivo di appartenenza alle categorie di uomo, donna o genderqueer (categoria a cui afferiscono le persone non binarie). Approfondiremo questa tematica in un altro momento, per ora ci basti intanto sapere che il maschile e il femminile si trovano solo ai poli opposti di uno spettro infinito di sfumature possibili e le persone possono non sentirsi completamente da un lato o dall’altro, ma piuttosto da qualche parte nel mezzo.
L’espressione di genere riguarda il modo in cui una persona esplicita agli altri il proprio genere ed è solitamente classificata in maschile, femminile o androgina (queste categorie si basano sugli stereotipi sul genere); essa comprende lo stile comunicativo, l’abbigliamento, l’acconciatura, il trucco, i gioielli, l’inflessione della voce, ecc. L’espressione di genere di una persona può essere corrispondente al ruolo di genere oppure no e, inoltre, non è detto che sia congruente alla sua identità di genere. Il ruolo di genere esprime l’insieme di caratteristiche sociali e culturali che determinano - in maniera arbitraria - cosa i maschi e le femmine debbano fare, o meglio, cosa ci si aspetta che loro facciano in relazione al loro sesso di appartenenza.
Le cose iniziano a complicarsi sempre di più, lo so. Che significa quello che stiamo dicendo?
Facciamo un ultimo passettino e poi tiriamo le fila. L’ultimo spicchio è quello dell’orientamento sessuale, che sposta l’accento sul genere della persona verso la quale si prova attrazione (fisica, romantica, emotiva e/o spirituale). L’orientamento sessuale può variare nel corso della vita, tuttavia la persona non può scegliere che orientamento avere. Come riporta Graglia (2009) possiamo metaforicamente immaginare l’orientamento sessuale come se fosse una bussola: si può scegliere se comunicare o meno anche ad altri la direzione, oppure ancora si può decidere di seguirla o contrastarla in qualche modo, senza che ci sia la possibilità, tuttavia, di modificare la direzione indicata dalla bussola stessa. L’orientamento sessuale può essere omosessuale (l’attrazione è diretta verso persone dello stesso sesso), bisessuale (la persona è attratta da entrambi i sessi), eterosessuale (l’attrazione è diretta verso persone del sesso opposto), pansessuale (l’individuo può essere attratto da persone di tutti i generi e sessi), asessuale (assenza di attrazione sessuale).

Come abbiamo visto, quando parliamo di identità sessuale la situazione è molto complessa ed è assolutamente riduttivo pensare in termini binari (uomo/donna) o pensare che la sessualità sia uguale per tuttə. Inoltre, ognuna delle dimensioni di cui abbiamo parlato (sesso, identità, espressione e ruolo di genere, orientamento sessuale) è completamente indipendente dalle altre e questo porta ad un’enorme sfaccettatura di possibilità.

In che senso ogni dimensione è indipendente dall’altra?
Mettiamo caso che il mio sesso assegnato alla nascita sia quello femminile, io posso riconoscermi con il sesso che mi è stato assegnato alla nascita ma magari non mi riconosco nell’espressione del genere femminile e quindi potrei vestire con abiti tipicamente maschili, indossare gioielli da uomo e/o assumere una serie di atteggiamenti che solitamente la società attribuisce a chi viene identificato come uomo. A questo punto possono avvenire tutta una serie di fraintendimenti e la persona, insieme la società intorno ad essa, può chiedersi: ma sono donna o sono maschio? Perché se mi piacciono le cose da uomo allora forse sono un uomo. Oppure sono lesbica, allora mi piacciono le donne e non gli uomini. In realtà nulla di ciò che riguarda la mia identità e l’espressione di genere implica poi che io abbia anche un determinato orientamento sessuale, e viceversa. Posso riconoscermi nel mio sesso, avere un’espressione di genere non congruente con il mio sesso e comunque essere eterosessuale; oppure riconoscermi nel mio sesso, avere un’espressione di genere congruente (mi sento donna e aderisco ai canoni del femminile) ed essere bisessuale o omosessuale.
E’ questo il motivo per cui ognuna di queste dimensioni è indipendente dall’altra ed è importante conoscerne le differenze per rendere più semplice il processo di comprensione di sé stessi e l’accettazione di sé. Alcune persone vivono il proprio orientamento sessuale in maniera fluida o variabile, altre vivono la propria identità di genere come fluida. Mettere in discussione il proprio genere sessuale può creare grande confusione, soprattutto laddove non si abbia la conoscenza dell’esistenza dell’estrema e variabile declinabilità delle identità di genere. A causa di tale scarsa conoscenza può perfino accadere che alcune persone transgender e gender nonconforming finiscano col ritenersi invece omosessuali o bisessuali. Focalizzarsi solo sull’orientamento sessuale e attribuire ad esso la causa dei propri vissuti di discordanza con il sesso assegnato alla nascita può, per esempio, impedire la presa di consapevolezza della propria identità transgender. Così come focalizzarsi solo sulla propria identità di genere può portarci a pensare di essere transgender mentre invece quello che succede è che proviamo attrazione per persone del nostro stesso sesso, pur riconoscendoci nel nostro.

Aspetti che possono aiutarti nel tuo processo di comprensione e accettazione

  • Avere un pensiero critico verso i ruoli di genere. Mettere in discussione l’idea che le norme sociali che vedono i ruoli di genere come predefiniti e rigidi (es. le femmine devono occuparsi della casa, i maschi no; le donne devono truccarsi, i maschi devono giocare a calcio) sia necessariamente corretta;
  • Non essere legati ai ruoli di genere e distaccarsi dalle aspettative che si hanno verso una persona eterosessuale. Non dare per scontato che a seconda che tu sia uomo o donna ci siano una serie di cose puoi fare o non fare, dire o non dire, mostrare o non mostrare. Tu sei tu e nessun altrə.
  • Avere una buona autostima. Essere sicuri di sé stessə, apprezzarsi e giudicarsi positivamente ci permette di accettare con maggiore facilità qualsiasi nostro aspetto che sia diverso da quello che la società si aspetta. Perché il nostro valore come persone non ha niente a che vedere con il fatto che ci sentiamo o meno a casa nel nostro corpo, oppure con il modo in cui mi vesto/comporto o con le persone verso cui provo attrazione affettiva, sessuale, spirituale.

Bibliografia di riferimento

  • Cavina C., Cavina Gambin S., Ciriello D. (a cura di) (2018), Incontrare persone LGB, Franco Angeli, Milano.
  • Di Ceglie D. (1998), Straniero nel mio corpo. Sviluppo atipico nell'identità di genere e salute, Franco Angeli, Milano.
  • Graglia M. (2009), Psicoterapia e omosessualità, Carocci, Roma.
  • Lingiardi V., Nardelli N. (2014), Linee guida per la consulenza psicologica e la psicoterapia con persone lesbiche, gay e bisessuali, Raffaello Cortina, Milano.
  • Money J. (1995), Gendermaps: Social Constructionism, Feminism and Sexosophical History, Continuum, New York.

Pubblicato il 16/11/2022 alle ore 16:35

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