Mamma e papà si separano: e io?

a cura di Roberta Manca

separazione figli aspic psicologia

Il momento in cui i genitori decidono di separarsi è di forte impatto emotivo: annunciare ai propri figli la decisione di questa scelta spesso appare come un salto nel vuoto, una sensazione di cuore in gola che pulsa impedendo alle parole di uscire e prendere forma. 

Per riuscire a compiere un’azione così difficile non esistono frasi perfette, ma sicuramente ci sono atteggiamenti sbagliati dai quali è bene prendere le distanze. 

Vediamo alcune delle domande che i genitori si fanno, in un caso estremo del genere:

  • “Cosa dire?”
  • “Come dirlo?”
  • “Quando, dove?”
  • “Posso dire da solo o è meglio farlo tutti e due insieme?”
  • “Cosa succederà a mio figlio?”
  • “Cosa accadrà se non dico nulla? Non abbiamo mai litigato davanti a lui…”

Cerchiamo invece di trasformare la situazione in una “comunicazione autentica e leale” in grado di rassicurare i figli sul fatto che la separazione dei loro genitori non corrisponde assolutamente alla perdita tout court di mamma e papà, e che non cambierà mai il loro impegno a stargli vicino con amore.  

Cosa succede ai bambini?

Invece questi sono alcuni dei quesiti che occuperanno la mente dei figli dopo una notizia del genere, per loro ferale: 

  • “Papà andrà via di casa, ma sarà sempre il mio papà?”
  • “Chi verrà alla mia comunione?”
  • “E se il papà non trova casa dove andrà a vivere?”
  • “Chi cucinerà per lui?”
  • “La mamma quando rimarrà da sola sarà triste?”
  • “Continuerò a vedere i miei nonni?”
  • “Con chi festeggerò il mio compleanno?”
  • “A Natale ci sarà il mio papà?”
  • “Vivrò in due case?”
  • “Potrò continuare a vedere i miei amichetti?”
  • “Chi parlerà con la mia maestra?”

E quando le domande non trovano spazio nel poter essere espresse a parole, è tutto il resto che pone gli interrogativi: la fronte corrugata, il morso stretto con i denti che digrignano o lo sguardo che si assottiglia quasi a cercare in una intercapedine temporale la conferma dei sospetti che per lungo tempo hanno animato i fantasmi più paurosi o la ricerca dei perché. Tutti segnali enigmatici e spesso ambigui ai quali è necessario prestare ascolto affinché si possa dare un nome a un malessere che altrimenti può trasformarsi in angoscia cristallizzata che sfugge, con il tempo, ad ogni comprensione.  

Ricordiamoci sempre che i bambini hanno tutto il diritto di “sapere” e di poter disporre di tutti gli elementi di valutazione. Soprattutto hanno il diritto di essere rassicurati, sia che i loro genitori vivano sotto lo stesso tetto sia che siano separati.    

Non è necessario dar loro particolari inquietanti o notizie allarmanti, piuttosto è prioritario fornire elementi chiari per inquadrare una realtà futura che si prospetta difficile, evitando di caricare sulle loro spalle pesi gravosi. 

Per dirlo con un’immagine, anche quando attraversano il bosco più spaventoso devono sapere che non sono soli, che i loro genitori non li lasceranno mai anche se l’amore fra loro è finito perché non sarà mai così per quanto riguarda quello che provano per i figli. Ecco perché è prioritario parlare con loro della decisione prima di metterla in pratica. 

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A tal proposito credo sia rivelatrice una frase, sentita in prima persona e me l’ha raccontata Martina, 9 anni (il suo, e tutti gli altri nomi che seguono, sono di fantasia): “Penso spesso alla solita scena: papà e mamma che litigano sempre più spesso. Ho paura. Mi sento triste. Succederà anche a me quello che è accaduto a Sara, che un giorno all’improvviso non ha più visto il suo papà ed è rimasta da sola con la mamma, sempre triste che piange sempre”.

Quanto accade ai bambini dipende da svariati fattori, anche riconducibili al periodo precedente la separazione: il grado di conflitto tra i genitori e la modalità adottate per gestirlo, l’intensità e la durata, il contesto socio economico e culturale e il modo in cui è stato e viene svolto il proprio ruolo educativo genitoriale. Ancora, la percezione della separazione, oltre ai cambiamenti previsti a breve e a lungo termine nello stile di vita e negli affetti. 

I figli, a volte, immaginano che i genitori potrebbero dire basta alla famiglia perché li hanno visti litigare o hanno ascoltato qualche discorso sull’argomento, o ancora perché hanno dato un significato ai loro volti tesi, mutismi e ostilità silenziose. Molti di loro diventano nel tempo testimoni silenziosi, spettatori inermi e impotenti di conflitti genitoriali, e la separazione potrebbe addirittura rappresentare una nuova possibilità per porre fine alle tensioni familiari e ristabilire un clima di serenità. 

Lucia ha raccontato: Quando ho saputo che si separavano è stato un sollievo. Finalmente a casa c’era meno tensione:  le urla, i litigi erano finiti e finalmente potevo rilassarmi”.  Questo invece ha detto Roberto: “Quando si sono separati avevo 9 anni. Ricordo molto bene quando litigavano. Per non sentirli mi nascondevo in camera mia dietro l’armadio, mi accovacciavo e con le mani mi tappavo le orecchie. Non volevo sentire. Dopo mi sono sentito sollevato. Ho desiderato per tanto tempo che si separassero: non andavano d’accordo e non facevamo altro che litigare, poi finalmente ho potuto portare in casa i miei amici

Per molti altri ragazzi, invece, l’annuncio della separazione è inaspettato, una sorta di “fulmine a ciel sereno”, una notizia sofferta, una decisione imposta di fronte alla quale provano impotenza, dispiacere e sorpresa. Un evento privo di segni premonitori, per il quale è difficile comprendere se si tratta di un problema passeggero o duraturo. 

Carlo, per esempio, ha palesato una evidente confusione: “Non capivo cosa stava succedendo, non li avevo mai sentiti urlare”. 

Trovarsi davanti al fatto compiuto della separazione per un bambino può significare dover individuare il colpevole nel genitore che va via di casa. Per lui è difficile capire che un genitore possa lasciare la casa perché la relazione con il coniuge è finita, e ancora più difficile (se non impossibile) è comprendere che a tale comportamento può corrispondere un atto protettivo nei suoi confronti. Il desiderio sotteso è quello che il genitore torni a casa, e se questo non accade il genitore “è cattivo”. Al dolore si aggiunge la difficoltà di capire.  

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Matteo ha parlato del suo stupore al momento della scoperta: “Sono tornato dalla partita di calcetto e papà non era a casa, è andato via e nessuno me lo ha detto. Ho pensato per molto tempo che fosse cattivo e che se mi avesse voluto veramente bene sarebbe tornato”. 

Sara, invece, racconta: “La sera spesso piangevo, papà mi mancava e per tanto tempo ho pensato che la colpa fosse la mia”.

Naturalmente, quando qualcosa nella coppia non funziona i figli lo percepiscono chiaramente, ma quando “i grandi” decidono di non parlarne possono sicuramente dubitare della validità delle loro percezioni. Come bene espresso da Lucia: “Davanti a me mamma e papà non litigavamo mai, sono sempre stati affettuosi. Io non pensavo alla separazione, ma sentivo che c’era qualcosa di strano e non capivo cosa accadesse nella loro relazione. Ero certa del fatto che mi volessero bene e pensavo: se mi vogliono bene non si lasceranno mai”. 

Alcuni figli, appresa la notizia, si attivano alla ricerca di strategie che variano in rapporto all’età e alle circostanze, con la speranza di ripristinare la “situazione felice”. Lo spiega bene Martina: “Parlavo con mamma e le dicevo che papà stava male, da solo nella nuova casa”. Ed Eugenio: “Chiedevo a papà di chiedere a mamma di uscire con noi. Mi piaceva quando andavamo a cena tutti e tre insieme. Speravo che magari incontrandosi di nuovo avrebbero deciso di tornare insieme”. 

In certi casi i bambini possono dar vita a veri e propri rituali con i quali garantirsi - illudendosi - l’unione dei genitori, fino a quando la separazione diventerà l’unico dato tangibile. Più l’illusione dell’unione ad ogni costo trova spazio nel mondo infantile, tanto più il dolore davanti alla realtà si rivelerà grande insieme all’errata convinzione del proprio poco valore. 

Ma c’è anche chi pensa di non poter interferire, come Claudia: “Ho capito da subito che non potevo fare nulla per cambiare la situazione, come fingermi malata o andare molto bene o molto male a scuola”. 

Le parole e il loro valore

Secondo le ricerche più recenti solo un terzo dei figli viene avvisato in anticipo dai genitori, e spesso viene colto appieno il senso di quello che sta succedendo solo quando uno dei due genitori se ne va da casa.  

La comunicazione della decisione di separarsi rappresenta un momento cruciale, estremamente delicato e pervasivo che coinvolgerà tutta la vita futura: scegliere le parole e concordare il momento giusto per dirle si rivela il primo atto di protezione e di tutela che i genitori possono mettere in pratica nei confronti dei loro bambini. 

Un passo importante che in alcune situazioni trasforma una intuizione, una fantasia della mente dei figli in una realtà; in pratica: il primo passo verso il futuro per quella nuova famiglia separata.

Parlare, esprimere le rispettive emozioni sancisce confini alla realtà, dirada la nebbia delle fantasie arginando le trappole pericolose di alcune elaborazioni interne infantili.

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Perché non diciamo la verità?

Cavarsela con una bugia, andarsene, può sembrare una strada facile da percorrere, ma a lungo andare avvilisce il figlio che si sente ingannato. Non parlarne è un grave errore. 

I genitori spesso evitano di parlare ai figli di quello che sta accadendo perché pensano di “proteggerli”, si preoccupano di eliminare il dolore evitando l’incontro, li pensano troppo fragili e la paura di ferirli chiedendogli di gestire qualcosa che già è difficilmente gestibile per gli adulti.

Altre volte si convincono che siano troppo piccoli per capire, e rimandano nel tempo una spiegazione adeguata. Oppure credono che i figli abbiano già capito tutto e che non ci sia la necessità di spiegazioni.  

Succede anche che il profondo disaccordo tra i partner impedisce di concordare che cosa e come parlare ai figli della separazione, e come prepararli all’evento. 

Se il papà improvvisamente non dorme più a casa senza che un’assenza così evidente e incomprensibile sia stata giustificata da una spiegazione adeguata, i bambini - oltre alla tristezza per la mancanza - non capiranno il perché, riportando a loro stessi (a seconda dell’età cronologica) la responsabilità dell’accaduto. 

Lo spiega bene Sara: “Fin dai primi ricordi che ho, loro hanno sempre litigato. Volevo chiedere il perché, ma avevo paura. Ancora oggi mi chiedo se sono stata io la causa della loro separazione. E non so darmi una risposta”. 

Può accadere che il figlio interpreti la separazione di mamma e papà come una conseguenza del suo non essere un “bravo bambino”, può pensare che la causa del litigio sia lui, può sentirsi in colpa perché si sente la causa di quanto sta accadendo. 

Per affrontare il compito di parlare con i propri figli è necessario per i genitori guardare negli occhi la sofferenza come parte di vita che deve essere attraversata: scoprire il senso di quel dolore legato alla perdita di quell’unità che accompagna il passaggio da famiglia unita a famiglia separata. 

Solo assumendo un atteggiamento emotivo autentico si potrà darà pienezza alle parole; solo così sarà possibile sostenere i figli e consentire loro di acquisire consapevolezza dei propri sentimenti. 

Perché dire la verità 

Il momento della rivelazione è obiettivamente difficile: anche quando la notizia viene data con estrema cautela, resta comunque un momento scioccante.

Se c’è una persona che prima delle altre si accorge che il legame tra mamma e papà non funziona è proprio il figlio. 

Preparare i figli a questo momento è fondamentale: è un compito delicato che deve necessariamente tenere conto dell’età, della capacità di comprendere e accogliere, della specifica personalità del minore.

I figli sentono tutto. Apparentemente appaiono distratti, sembrano che non abbiano sentito le conversazioni nelle quali sono “scappata” frase rivelatrici della situazione raccolte furtivamente, momenti che hanno bisogno di essere contrastati da parole genitoriali rassicuranti che confermano l’amore, il mantenimento di una “guida” alla quale ci si potrà sempre rivolgere. Temendo ben presente che le bugie benevole finalizzate ad “addolcire la pillola” hanno invece l’effetto di aumentare preoccupazione e ansia.

Lasciare i figli da soli di fronte all’enormità di un accadimento come la separazione significa lasciarli in balia degli eventi che possono travolgerli e sovrastarli con le loro angosce: temere di perdere la propria mamma o il proprio papà - se non addirittura entrambi - crea una paura che può rivelarsi segnante in maniera duratura.  Per i bambini essere incerti del futuro genera ansia, timore e preoccupazione, aprendo scenari futuri catastrofici dal punto di vista psicologico. 

Dice Lorenzo: “Quando ho capito che era papà a voler lasciare mamma perché non era più innamorato mi sono arrabbiato moltoNon volevo più vederlo, in fondo pensavo che se si fosse sforzato la situazione poteva cambiare e potevamo tornare a vivere tutti insieme”.

E’ fondamentale dire la verità, non mentire, ed è compito dei genitori decidere cosa è giusto che il bambino sappia: dire la verità non significa dire “tutto”.  

I bambini accettano – anche se non volentieri – i limiti alla loro curiosità, ma succede con molta difficoltà quando gli si raccontano cose non vere: percepire dissonanza alimenta dubbi che con il tempo minano la fiducia nei confronti dei genitori. 

Quindi occorre dire quello che il bambino può padroneggiare: né troppo, né troppo poco. Dosare la comunicazione significa dare la possibilità al bambino di integrare gradualmente la separazione, “concedergli” tutto il tempo necessario per “appropriarsi” della nuova situazione. 

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Cosa dire?

Quando i genitori iniziano a pensare cosa dovranno comunicare sulla separazione in genere si focalizzano su quello che “sentiranno” i figli, e così si allontaneranno emotivamente da quello che provano loro stessi, rischiando di affidare ai figli il loro sentire. 

È importante che i genitori assumano un comportamento emotivo autentico e che conoscano i vissuti dei figli e vi conferiscano un significato, dimostrando così che è possibile attraversare e in seguito superare il dolore che prova. Per lasciar spazio alla nuova famiglia separata è importante comprendere, condividere e accettare il dolore per la perdita della famiglia unita. 

Se il genitore si legittima a vivere le sue emozioni consapevolmente, anche il figlio capirà di poterlo fare e si lascerà “toccare” emotivamente: il genitore deve essere in grado di comprendere le emozioni dei figli senza minimizzarle o - peggio ancora - ignorarle, magari sperando che prima o poi o spariscano come per magia: non succederà.

Una comunicazione efficace e rispondente a questi criteri deve essere semplice, essenziale e soprattutto deve poter trasferire ai figli il senso della continuità del loro amore e dell’esistenza della famiglia, anche se in modalità differente: parole che devono essere affettuose, rassicuranti e capaci di garantire che loro saranno sempre amati, curati, e protetti. 

Frasi del tipo:

  • Mamma e papà non vivranno più insieme come è successo fino ad ora. È una cosa che a volte può accadere ai grandi. Non vivremo più tutti insieme, ma restiamo la vostra mamma e il vostro papà per sempre.”
  • “Anche se ci saranno dei cambiamenti, la mamma e il papa vi continueremo ad amare come prima.” 
  • “Abbiamo preso questa decisione insieme perché riteniamo che così le cose andranno meglio per tutti noi.”
  • “Abiteremo in due case diverse, la famiglia si trasformerà in una famiglia separata”
  • “Il cambiamento più grande sarà che non potrai più stare contemporaneamente con papà e mamma”; “Decideremo insieme tutto quello che ti riguarda, anche se non vivremo più insieme.”

Comunicare la separazione ai figli è un atto consapevole che riguarda esclusivamente la coppia, un evento nel quale non deve trovare spazio l’impulsività che può danneggiare i legami familiari. 

È necessario un periodo di gestazione nella mente dei genitori durante il quale si dovrà costruire gradualmente la nuova famiglia separata: un tempo nel quale si andranno anche a valutare tutti gli aspetti di quello che si dovrà dire, identificando le possibili conseguenze. I figli devono sapere che i genitori hanno scelto con discernimento, sulla base di logica sicura, assolutamente non mossi da impulsi incontrollati.

Le modalità e il momento nel quale si deciderà di comunicare la separazione sono fondamentali e denotano un’attenzione particolare nei confronti della sfera emotiva, aspetto più importante del contenuto stesso del messaggio. 

L’attenzione al modo di comunicare e la tonalità “affettiva” del racconto sono aspetti che sollecitano nei figli determinati sentimenti e specifiche emozioni. 

Lo stesso evento raccontato con diverse tonalità affettive può apparire pauroso, disastroso, oppure doloroso ma rimediabile. La congruenza tra il contenuto del messaggio e l’emozione vissuta dal genitore rassicura il bambino, rinforzando (o quantomeno mantenendo inalterato) il legame di fiducia.  

Il bambino, soprattutto se molto piccolo, percepisce l’emozione oltre le parole e proprio dalla modalità della comunicazione percepirà se quello che sta accadendo è grave oppure no, se il genitore pensa di poter gestire la situazione o ne è spaventato, triste, arrabbiato, impaurito: Se è questo ciò che si comunica, anche i figli proveranno le stesse sensazioni. 

Non dovrà essere detto che è solo uno dei due genitori che ha deciso di separarsi, oppure che la separazione è causata da un tradimento. Ancora, è molto importante affermare con chiarezza di non rimpiangere il fatto di aver messo al mondo dei figli altrimenti loro potranno pensare che i genitori rimpiangono tutto, anche (e soprattutto) l’amore per loro. 

Sarebbe auspicabile che la comunicazione venisse fatta congiuntamente da mamma e papà,  ma se il conflitto tra i partner lo rende difficoltoso è giusto chiedersi se sia meglio affrontare l’argomento insieme o da soli; in questo caso l’incontro dovrà comunque essere fatta separatamente ma nello stesso giorno e dicendo le stesse cose: all’immancabile domanda “Perché vi separate”, da entrambi la risposta dovrà essere la medesima. 

I genitori dovranno avere le idee chiare, almeno a grandi linee, su come la vita cambierà dal giorno successivo. Dovrà essere comunicato dove andranno ad abitare, dove abiterà il genitore che cambia casa comunicando che potranno vederlo quando vorranno.

Fornire un senso di ordine e di continuità attraverso il rispetto di alcuni momenti di routine offre ai figli la sensazione di poter prevedere quando accadrà nella vita quotidiana futura garantendo protezione dall’imprevedibile dando invece certezza: il bagno, i pasti, la buonanotte sono tutti momenti nei quali la presenza dell’adulto assicura vicinanza e protezione.  

I genitori potrebbero decidere con i figli quali riti dovranno essere “garantiti” anche dopo la separazione, oppure decidere quali momenti quotidiani dovranno seguire lo stesso iter anche se in case diverse. È importante trasmettere che la decisione della separazione riguarda solo i genitori e non è avvenuta per colpa loro: i comportamenti dei figli non sono stati la causa della separazione. In poche parole: “Quello che sta accadendo riguarda solo noi grandi e non ha nulla a che vedere con te”, una chiarezza che libera i piccoli dal peso gravoso di tentare tutto quello che è in loro potere per opporsi e far tornare insieme mamma e papà.

Una spiegazione serena, empatica, aiuta a capire e ad affrontare meglio il cambiamento che vede protagonisti tutti i componenti della famiglia. Percepire da parte dei genitori confusione aumenta nei figli disorientamento e instabilità: hanno bisogno di sentire che si possono fidare e che non corrono pericoli. 

Per superare l’angoscia un figlio deve poter esprimere un’emozione alla quale è difficile dare un nome, deve avere la possibilità di parlare di quello che lo preoccupa e trovare risposte rassicuranti, certo non giudizi né critiche. Occorre mettersi nei panni del bambino immedesimandosi in lui e guardare il mondo dalla sua prospettiva, aiutandolo così a liberarsi da sensi di colpa o vergogna. 

E’ bene ricordare che i tempi della comprensione non coincidono con quelli dei sentimenti.  Solitamente, dopo la comunicazione i figli rispondono con frasi vaghe o con il silenzio, poi tendono a chiudere la conversazione e riprendere a fare quello che facevano appena prima.

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La spiegazione data dai genitori può rivelarsi insufficiente, anche perché in un momento così carico emotivamente qualsiasi spiegazione può dimostrarsi carente.

Come dice Francesco, I veri motivi sono diversi da quello che dicono, vogliono proteggermi, ma io voglio sapere la verità

Segue poi un periodo di pausa, di attesa.

Nei giorni successivi alla comunicazione i genitori devono prestare molta attenzione alle espressioni emotive dei figli: uno sguardo che dev’essere attento e non intrusivo, privo di insistenze accompagnato da una sollecitazione delicata su qual è in loro sentire emotivo. Sarà necessario dimostrarsi disponibili a tornare sull’argomento tutte le volte che serve, com-prendere in modo empatico quello che dicono per condurli a riflettere sui loro sentimenti e sulle loro sensazioni: se accettano occorre cogliere al volo l’occasione offerta perché una disponibilità autentica all’ascolto e alla com-prensione può rivelarsi fondamentale in una fase così delicata. Poi, un abbraccio rassicura, ma se il bambino è molto arrabbiato è necessario rispettare anche il suo rifiuto. L’attaccamento nei confronti dei genitori e il fatto che l’identità individuale trae origine dall’identità familiare rendono queste reazioni emotive estremamente comprensibili. Di fronte alla possibilità di perdere un genitore un bambino può mostrarsi ansioso, arrabbiato, preoccupato, e anche chiudersi nel suo dolore. 

Nel periodo di transizione è doveroso offrire molta vicinanza fungendo da bussola e assicurando l’orientamento nel frastuono dei cambiamenti, che si spera siano il minor numero possibile.  

L’empatia per il vissuto dei figli deve accompagnare tutte le fasi della separazione: è importante che abbiano la certezza che i genitori sanno riconoscere e validare le loro espressioni emotive.

Se la separazione avviene nel corso della gravidanza o nel primo anno di età, è opportuno tener conto che i bambini risentono degli stati d’animo della mamma. Naturalmente non sono in grado di spiegarsi le ragioni della sensazione che vivono, ma sono in grado di reagire. Pertanto, se la mamma è tesa o se mamma e papà litigano, i bambini manifesteranno il loro disagio attraverso il corpo. 

Da 0 a 3 anni all’epoca della separazione il bambino può diventare più timoroso, assumere dei comportamenti tipici di bambino più piccolo, richiedere più attenzioni, avere incubi, insonnia, nervosismo, ansia. 

Dai 3 ai 6 anni il bambino anche se non comprende ancora che cosa significhi separazione, si accorge che un genitore non è più a casa e non dorme più con l’altro genitore e può pensare che sia colpa sua.

Possono diventare molto obbedienti, fantasticando una riunione coniugale determinata dal suo  “essere bravo”. 

Liliana, 9 anni, dice: “Se andrò bene a scuola, mamma e papà torneranno insieme”.

Al contrario, possono manifestare molta aggressività. Un meccanismo di difesa dei bambini anche per le successive età è quello di negare la realtà facendo finta che nulla sia accaduto, costruendo un mondo di fantasia parallelo. 

Possono sentirsi responsabili della separazione dell’allontanamento dell’altro genitore da casa, soprattutto se è il genitore di sesso opposto. È l’età nella quale si vuole tutto per sé il genitore dell’altro sesso, e con l’altro genitore è vivo un conflitto edipico che presuppone - nel loro mondo - che nella contesa vinca l’altro genitore e che di conseguenza mamma e papà rimangano insieme. Per molti maschi inoltre quando è il padre ad andare via può venire a mancare un modello con il quale identificarsi, se la madre li rimprovera di assomigliare a loro padre altri bambini temono che la madre mandi via anche loro. 

In questa età, quando i bambini sono angosciati manifestano facilmente sintomi di regressione: tornare a fare la pipì a letto quando ormai erano capaci di non sporcarsi più, succhiarsi il pollice, pretendere di essere imboccati.

Per un bambino di tre o quattro anni la frase “ci vediamo tra due giorni” non riesce a tranquillizzarlo in quanto la sua dimensione temporale è diversa. 

E’ opportuno che i genitori spieghino insieme la decisione intrapresa anche e soprattutto per evitare colpevolizzazioni future.  Quando il genitore conosce il proprio mondo emotivo e sente di poterne parlare (ad esempio: “Mi sento triste per quello che sta accadendo”) autorizza anche il figlio a esprimere i propri sentimenti. 

Certo, un genitore potrà percepire il sentire del figlio laddove sia innanzitutto consapevole delle suo stesso sentire, sappia quindi distinguere e provare un’emozione, sappia riconoscerne la natura, il sentimento che essa esprime e sappia emozionarsi di ciò che altri provano.

Dai 6 ai 10 anni i bambini possono provare – sia pur con notevoli differenze legate al temperamento - rabbia, nostalgia, tristezza, se la relazione è particolarmente conflittuale possono sentirsi lacerati nel mezzo. 

A volte possono doversi assumere responsabilità troppo pesanti per la loro età, come ad esempio la cura dei fratelli più piccoli. È possibile anche il bambino possa pensare che se uno dei genitori è andato via di casa, lasciandolo, lui non abbia nessun valore. 

Dai 7 agli 8-9 anni vivere la separazione di mamma e papà sembra essere particolarmente difficile. La tristezza è la reazione principale: piangono apertamente o si mostrano melanconici pensando al genitore che non c’è.  Sono sensibili al senso di abbandono e quando il genitore si allontana possono sentirsi rifiutati.

La tristezza si trasforma in rabbia tra i 9 e i 12 anni. 

E’ importante avvisare con anticipo i bambini su quanto sta accadendo parlando dei motivi concreti che stanno determinando la situazione. 

Nell’adolescenza la separazione può dar vita a reazioni diverse: alcuni reagiscono creandosi uno spazio indipendente tranquillo nel quale poter dar vita ai loro interessi personali, altri partecipando in modo più attivo alla vita familiare. 

Possono sorgere problemi etici, in quanto il comportamento di un genitore può essere in contrasto con i valori che il ragazzo sta sviluppando. Alcuni si sentono traditi e si allontanano dal contesto familiare dando spazio a ribellioni, basso profitto scolastico o bocciature. 

Risulta quindi fondamentale che i figli abbiano la possibilità di esprimersi davanti a entrambi i genitori, parlando dei loro dubbi e delle emozioni che provano.  

E’ importante che si sentano realmente liberi di poter fare domande, e avere la certezza di poter ritornare sull’argomento, qualora in futuro, sorgessero in loro riflessioni, dubbi o interrogativi.

Ed è basilare dire con chiarezza che la separazione non determinerà la perdita dell’amore di nessuno dei due genitori

Samuel dice: “All’inizio era strano, sa solo con il papà o da solo con la mamma. Ma, se la mamma mi mancava io potevo chiamarla, andarla a trovare anche se stavo con papà, e quando stavo con mamma e volevo vedere il mio papà potevo farlo… per me è bello vedere che ci sono tutti e due”. 

I figli sereni sono quelli che hanno la certezza di non aver perso l’amore dei genitori.

Cosa NON dire 

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  • “È successo anche a noi.”  
  • “Non è nulla, nella vostra classe sono tutti figli di genitori divorziati.” 
  • “Chi si separa siamo noi, a voi non succede nulla.”  
  • “Non c’è nulla da piangere.” 
  • “Tu sei forte non ti succederà niente.” 
  • “Voi siete figli in gamba, non avrete problemi.” 
  • “Siete forti, affronterete tutto con coraggio.” 
  • “Non dovete essere tristi.” 

Questo tipo di comunicazione ha l’effetto di banalizzare l’evento (“Succede anche ad altri…”) e contemporaneamente minimizzare i sentimenti dei figli non lasciando margini di espressione emotiva.

Cosa NON fare 

 Può accadere che i figli diventino un argomento di ricatto o che vengano considerati “ostaggi”. 

Roberta, che aveva 6 anni quando i genitori si sono separati, ancora oggi che ne ha 20 anni è arrabbiata con la madre perché non ha avvertito il padre prima di trasferirsi dalla propria madre portandola con sé: “Mia madre ha sbagliato. Non doveva prendermi e portarmi a casa di nonna senza dire niente a papà. Non è giusto. È sempre mio padre e aveva tutto il diritto di saperlo”.

Quando il conflitto è tale da avvelenare completamente l’atmosfera familiare e impedire ogni forma di comunicazione diretta, può accadere che i figli si sentano usati dai genitori per comunicare. Sentire di dover scegliere tra mamma e papà sequestra il figlio emotivamente e lo incastra in conflitto di lealtà che può avere gravi conseguenze psicologiche. 

Martina, oggi 20 enne, racconta: “Ho saputo che mio padre voleva lasciare mia madre molto tempo prima. Una sera credo di essere divenuta la sua confidente: mi ha raccontato di sapere che mamma aveva un altro uomo, mettendomi al corrente della sua decisione di chiedere il divorzio da lì a poco tempo, chiedendomi tra l’altro di non dire niente. Mi sono sentita in colpa e quando mio padre ne ha parlato in casa, una sera a tavola, ho dovuto anche fingermi sorpresa… ” 

Nella vita dei bambini/ragazzi ci sono le parole, i sentimenti e i fatti. I fatti senza parole sono dirompenti. 

Un aiuto concreto: “La scatola dell’Amore”. 

Il gioco rappresenta una preziosa opportunità per fare emergere i diversi aspetti della relazione e potersene prendere cura. 

Per far sentire la propria vicinanza come famiglia al bambino è possibile creare “La scatola dell’amore”: donare un simbolo del proprio affetto che verrà custodito dal piccolo quando uno dei genitori è lontano. 

Materiale: una scatola di piccole dimensioni.

Età consigliata: dai 4 anni in poi. 

Questo gioco consiste nel riempire uno o più scatole dell’amore da regalarsi vicendevolmente affinché i genitori e i figli - in un momento nel quale ne hanno bisogno, per esempio quando devono stare tanti giorni lontano l’uno dall’altro, oppure devono affrontare da soli una sfida (come ad esempio la ripresa della scuola) - si sentano vicini e meno soli. 

Nella scatola è possibile metterci di tutto: un bigliettino con una frase, o un disegno che rappresenti l’amore che provano o il sostegno che vogliono dare; può essere inserito un oggetto, come ad esempio un sassolino dove poter scrivere una parola o una frase speciale: tutti segni concreto dell’amore. È possibile mettere le labbra dentro la scatola e scoccare un bacio con tutto l’affetto o mettere una carezza affettuosa. È possibile spruzzare il proprio profumo, o un oggetto al quale si attribuisce un significato affettivo. Non esiste un contenuto giusto o uno sbagliato: esiste il “proprio” contenuto, quello più appropriato per rappresentare il proprio amore e il proprio sostegno. 

E’ la coppia che si separa, ma ricordiamolo sempre: si può smettere di essere coppia, ma non di essere genitori. Semplicemente, si è genitori per sempre. 

BIBLIOGRAFIA 

  • Capocaccia Tiziana (2017), Come dire ai bambini che i genitori si separano e divorziano, Informazioni, fiabe e attività utili per comunicare ai figli la separazione e il divorzio dei genitori e aiutarli a esprimere le emozioni, Capocaccia Tiziana Ed., Roma.
  • Ceccarelli A. (2017), Il papà e la mamma si separano, Come parlarne con i figli, Edizioni ETS, Pisa.
  • Dolto F. (2010), Quando i genitori si separano, Mondadori, Milano. 
  • Francescato D. ( 2012), Figli sereni di amore smarriti, Ragazzi e adulti dopo la separazione, RCS Spa, Milano. 
  • Holmes T.J., Rahe R.J. (1967), The Socil Readjustment Rating Scale, “Journal of Psychosomatic  Reserch”, n. 11, pp.213-219. 
  • Oliverio Ferraris A. (2005) Dai Figli non si divorzia, Separarsi e rimanere buoni genitori, RCS Spa Milano. 
  • Pellai A., Tamborini B. (2014), Vi lasciate o mi lasciate?, Come spiegare a tuo figlio la separazione dei genitori, Erickson, Trento. 

Note sull'autore

Roberta Manca. Psicologa, Psicoterapeuta formata presso la Scuola di Specializzazione ASPIC, Educatore Professionale, Counselor per l’Età Evolutiva, Mediatore Familiare e Formatore. Ha partecipato al Master in Sessuologia Clinica. Specializzata in dinamiche di coppia e nel sostegno genitoriale, è esperta nei temi inerenti l’infertilità e la procreazione medicalmente assistita, si occupa di sostegno alla genitorialità biologica e adottiva. E' conduttore dei Gruppi di Parola per i figli di genitori separati. Docente in tema di resilienza, affidamento ed adozione presso l'ASPIC e del modulo "La comunicazione efficace nella mediazione dei conflitti relazionali” nel Master Annuale in Counseling Psciologico e Tecniche di Coaching ASPIC. Afferisce al Centro d'Ascolto Psicologico (C.A.P.) Gratuito di ASPIC PSICOLOGIA.

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Pubblicato il 29/01/2021 alle ore 01:00

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